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Faccia del Gaspare che ride

 

 

Ogni persona, volontario ed educatore che abbia collaborato con don Gaspare (don Ga), che si tratti dell'operato all'Azione Cattolica, dei campi estivi a Monteleco o della realtà del Movimento Ragazzi, afferma senza alcuna remora che si può tranquillamente parlare di un vero e proprio "pensiero pedagogico di don Ga".
Il suo pensiero, con basi profondamente radicate nel vangelo, ruotava intorno ad una visione umanistica della persona, in cui si fondevano spiritualità ed umanità; il suo principale obiettivo era riuscire a mettere al centro di ogni cosa l'uomo nella sua unicità, contro tutto e tutti, e se necessario anche contro la curia stessa.

 

Un dei suoi pensieri maggiormente richiamati negli scritti era: "Prima di fare il cristiano, bisogna fare l'uomo"; questa affermazione definisce meglio di ogni altra la sua filosofia. Per poter aiutare l'uomo nel suo percorso spirituale verso il sacro, egli deve innanzitutto essere responsabile attivo della propria crescita come uomo; ed è a tale "crescita" che don Gaspare dedicò tutta la sua vita e tutti i suoi sforzi: un percorso di maturazione che però non era mai indotto dall'esterno, ma individuale e personale.


Prendendosi cura in prima persona della propria crescita, ognuno riesce a maturare un senso critico verso i molteplici stimoli e messaggi che la realtà esterna ci pone dinanzi, contro ogni forma di condizionamento, persino religioso, della società odierna. Il tutto nel riconoscimento e nel superamento delle differenze, tramite uno strumento fondamentale e mai banale, tipicamente pedagogico: il dialogo. Questa sua mission si fondava profondamente su principi quali la partecipazione, la responsabilizzazione e la fiducia, tutti tesi ad un obiettivo base, la liberazione di tutti; una libertà di espressione delle proprie potenzialità e dei propri diritti.


Questo pensiero si è spesso espresso poi nell'importanza del lavoro di volontariato, un bene gratuito (in opposizione al male opprimente e sempre presente) generatore di amore come circolo virtuoso: una capacità di dedizione, accettazione e sacrificio che può portare solo e soltanto a generare nel prossimo gli stessi sentimenti e la stessa mission di amore e volontariato.

 

E' per tutti questi motivi qui brevemente elencati che don Gaspare deve essere considerato un esempio educativo, centrato su un pensiero pedagogico assai profondo e ben definito.Una pedagogia dell'amore e del perdono, possibile solo con la totale dedizione ed il sacrificio di se stessi.Con questi suoi precetti e con la sua volontà egli è riuscito a creare due realtà molto importanti all'interno della diocesi genovese, Monteleco ed il Movimento Ragazzi, che ancora oggi a distanza di anni perseguono ed accrescono il compito educativo di don Gaspare verso i giovani e gli adolescenti.


Se si vuole citare un piccolo esempio di come questi valori si riflettano poi sulla pratica del lavoro educativo, basta pensare a come egli, in collaborazione con il già citato don Ivaldi, strutturò i campi estivi di Monteleco sulla base di modelli pedagogici ben precisi.

 

In una situazione storica che segnò il superamento delle vecchie dittature in favore dell'avvento della repubblica, la volontà comune era quella di formare dei cittadini che sapessero cosa vuol dire finalmente essere parte attiva e responsabile della vita sociale, responsabile dei propri diritti e dei propri doveri: è in questo clima che i due sacerdoti fondarono negli anni cinquanta la colonia di Monteleco, la Libera Repubblica dei Ragazzi.Lo scopo era però quello di creare una realtà che si discostasse da ogni forma di ideologia e retorica politica, nei quali la curia stessa era spesso coinvolta, per creare quindi, tramite la formazione dei ragazzi, una maturità ed una capacità critica verso ogni aspetto del mondo sociale, politico e anche religioso.


Le intere giornate e settimane di campi estivi erano strutturate in modo tale da aumentare il senso di responsabilizzazione ed autonomia di ognuno, partecipando
attivamente alla vita di campo (proprio come si dovrebbe partecipare attivamente alla vita di società).
A Monteleco ogni ragazzo ha l'occasione di vivere pienamente uno dei concetti principali della Costituzione italiana, citato nell'articolo 2 :
"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento
dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale."


Infatti gli educatori sono chiamati a prendersi cura dei bambini più piccoli, nel riconoscimento dei diritti inviolabili dell'uomo, e ogni ragazzo è tenuto a rendersi
partecipe del mantenimento e del funzionamento della colonia; il tutto volto alla maturazione di un concetto di libertà, intesa come pieno sviluppo personale e sociale
non condizionato. Senza contare che queste settimane di campi estivi davano, e danno tutt'oggi, l'occasione tramite il gioco ed il divertimento di vivere una esperienza diversa e lontana dalle limitazioni e pressioni imposte dalla società in cui si vive, centrando tutto sul rispetto, la gratuità e la libertà di ognuno.
Per meglio comprendere la profondità ed il valore del messaggio pedagogico di don Ga, applicato appunto alle esperienze estive, esporrò di seguito uno dei temi di un campo
estivo organizzato nel 1979, relativamente allo sviluppo del senso critico:


"La testa che hai è veramente tua? Educare a: vedere, giudicare, agire"

 

(dalla Tesi di laurea in Metodi e tecniche delle interazioni educative "Paulo Freire oggi: il modello pedagogico applicato ai programmi educativi di una cooperativa sociale"

di Tommaso Olla, Italian University Line A/A 2017-2018)

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