TRINCEA:
L’IMPEGNO COMUNE E LA
RELAZIONE
Non lasciamoci ingannare dal nome guerresco. Trincea è un
gioco semplice e difficile allo stesso
tempo.
C’è una linea; ci sono giocatori con ognuno il suo numero
(ovvero una identità precisa, ricordatevelo!) Ci sono regole semplici: prende
chi è uscito dopo. Punto ogni tre prigionieri. Punto a chi riesce a
oltrepassare la linea nemica. Si vince a tre punti. Si fa prigioniero a tocco
un avversario. Ogni prigioniero si ferma il gioco e si riparte. Non possono
essere sul terreno di gioco più di quattro giocatori, il quinto è prigioniero.
Non occorre nessuna abilità-tecnica di gioco, solo saper correre. Poco
materiale: tracciare una linea!
SEMPLICE!!!
Ma difficile. Molto più di altri giochi a Trincea riesce a
vincere chi collabora e chi ha un gran gioco di squadra, non certamente chi
corre più veloce.
Darsi continuamente il cambio, imparare a chiamarsi, essere
pronti a fare la propria oscura parte per il bene del tutto, adeguarsi a
coprire chi corre forte, fare l’umile gioco di difesa della trincea o dei
prigionieri, dà bene l’idea che o si ha chiaro il bene comune o se ognuno gioca
per sé la squadra perde subito.
Il messaggio di
Trincea è assai chiaro:
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A ognuno un compito
->
Intelligenza e forza vanno combinate; l’astuto spesso
vince; chi capisce il tempo giusto spesso vince; chi sa prevedere le mosse
dell’avversario spesso vince; chi osa di più vince.
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ci si parla e ci si chiama e ci si ascolta
oppure si perde. Comunicare o morte!!
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Per realizzare un obiettivo ci vuole pazienza e
tessere con calma aspettando la situazione giusta.
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Credersi dei ragazzi minori solo perché non si è
in prima linea a correre ma si è solo a coprire fa perdere la squadra: a ognuno
c’è il suo decisivo compito. Se corri veloce ma dietro ti lasciano entrare
l’avversario ciccia!!!
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La precipitazione senza calcolare ogni
conseguenza fa perdere; seguire solo
l’istinto senza guardarsi intorno è deleterio.
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Chi non è umile nel lasciarsi salvare dal
compagno verrà preso!
PER NOI: SOGNARE UN MONDO DI COMUNIONE!!!! NON DI
SOLITUDINE!!
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A Monteleco si sogna un mondo dove le relazioni
con le persone e la solidarietà sono i valori più importanti.
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Non importa il conto in banca, la pagellina
della scuola, il fisico da Dio e da Modella; importa la persona e se una persona
è sola è morta.
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L’individuo da solo non combina nulla; la
persona invece realizza se stessa nella relazione con l’altro e nell’incontro
con l’altro.
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La felicità non la si raggiunge da soli. Ne dal
punto di vista dei singoli né dal punto di vista dei popoli e della società.
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Lavorare in gruppo e farsi capire è un valore di
comunicazione che spezza la solitudine.
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A monteleco si insegna ai ragazzi a stare con
gli altri non a isolarsi, ma a superare le difficoltà nel confronto e
nell’amicizia.
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L’idea di società che ci sta sotto è che anche
ai deboli è data la possibilità di partecipare col loro contributo. Il
contributo di ciascuno è importantissimo.
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L’idea di andare in soccorso di qualcuno è
un’idea di solidarietà che appartiene a una idea di società dove ci si aiuta,
non dove ci si compete!
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“Ghe pensi mi!” non è il modo di affrontare la
società, ma la collaborazione, l’impegno comune per un obiettivo comune.
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Se crescono gli altri cresci un po anche tu. No
alla filosofia “Mors tua vita mea” ma alla filosofia dell’aiuto e della
solidarietà che serve a vincere non a essere perdenti!